| Infelice quell'uomo, e soprattutto quella donna, che non ha mai visto tramontare il sole a Termoli!".
Non sappiamo chi per primo ha esclamato queste parole. Forse Diomede, il mitico eroe omerico che, dopo l'incendio di Troia, respinto dalla sua Argo, vagò per mari e per terre fino a chiudere i suoi giorni nelle isole Diomedee (oggi isole Tremiti). O forse Platone, che, secondo un'antica tradizione, in uno dei suoi viaggi approdò a Termoli e qui scrisse un dialogo sulle idee. O forse Giulia, nipote di Augusto, che da Termoli salpò per il confino alle isole Tremiti ad espiare i suoi scandalosi amori con Ovidio, confinato a sua volta a Tomi, sul lontano mar Nero. O un nobile bizantino, o un duca longobardo, o il conte normanno Roberto di Loritello, che in Termoli aveva il suo "palatium". Oppure Tancredi d'Altavilla, che in Termoli tenne un'assemblea di nobili normanni, per contrastare invano l'avanzata di Enrico VI, figlio del Barbarossa. O forse fu rapito dalla bellezza del tramonto a Termoli, sugli spalti del castello, Federico II imperatore, con il figlio Manfredi, "biondo, bello e di gentile aspetto" e il figlio Enzo, dall'animo poetico e gentile. Non lo sappiamo, né mai lo sapremo. Ma certamente, nella lunga storia di Termoli, papi e imperatori, re e regine, vescovi e abati, crociati e pellegrini, soldati e avventurieri, mercanti e pastori in transumanza, monaci e briganti, camminando lungo gli alti bastioni dell'antico borgo marinaro, sono stati colpiti dall'incanto di un tramonto. Termoli oggi si presenta al visitatore con tutte le attrattive di ridente cittadina di mare. Insieme a Campomarino, paese di etnìa albanese, è l'unico importante centro della breve costa molisana, con spiagge di sabbia dorata, protette per lunghi tratti da pinete e macchia mediterranea. Ma Termoli è soprattutto ricca di storia e per conoscerla bisogna interrogare le pietre del borgo antico. Esse ci parlano della vita dei pescatori e dell'opera dei governanti che nel 1203 firmarono un contratto commerciale con l'antica repubblica di Ragusa (oggi Dubrovnik). Le pietre ci parlano dei ricchi mercanti amalfitani che in Termoli curavano i loro interessi economici tra le due sponde dell'Adriatico e che abbellirono la città di palazzi e di chiese, come la bella cattedrale romanica, in cui si riconosce la mano di Alfano da Termoli, "summi sculptoris", che realizzò il pulpito della chiesa di San Giovanni del Toro a Ravello e firmò il ciborio della cattedrale di Bari ("Alfanus civis me sculpsit Termolitanus"). E le pietre della cattedrale, con i segni dell'incendio e della devastazione ancora evidenti, ci parlano anche dell'assalto delle ciurme di Piali Pascià, che nel 1566 devastò con la sua flotta molti centri costieri dell'Adriatico. La cattedrale di Termoli ti accoglie con il silenzio delle sue bianche navate e ti mostra le spoglie di S. Basso, patrono della città, ma, soprattutto, custodisce una delle reliquie più preziose per l'intera cristianità: il corpo di S.Timoteo, l'allievo prediletto di S. Paolo apostolo. Dalla cattedrale si dipartono verso il mare e verso la porta del belvedere, protetta da una torre aragonese, le strette vie del borgo, fiancheggiate dalle antiche case bianche dei pescatori e da palazzi che racchiudono silenziosi cortili. Qui c'è ancora la piccola casa dove è nato Jacovitti, il grande fumettista, e c'è anche la casa dove è nato Gennaro Perrotta, il più autorevole grecista del '900. Da Termoli, se vai lungo la costa, ti imbatti nelle torri di difesa dagli assalti saraceni, fatte costruire dal viceré don Pedro di Toledo. E, se ti addentri verso l'interno, giungi a Guglionesi, da dove con lo sguardo abbracci tutto il mare da Vasto al Gargano e scorgi lontano l'arcipelago delle isole Tremiti. Guglionesi conserva la chiesa longobarda di S. Nicola con la sua bella cripta, ma una cripta non meno bella è quella della chiesa collegiata, che racchiude dipinti dai mirabili colori. Se ti spingi ancora più oltre giungi ad Acquaviva Collecroce, paese di etnìa croata, e qui ritrovi gli stemmi dei cavalieri di Malta e su un lato della chiesa leggi un'epigrafe dai significati misteriosi. Ma, sul finire del giorno, gli odierni "romei" che vagano senza posa, quasi alla ricerca di un luogo dell'anima, amano tornare a Termoli sui bastioni di fronte al tramonto, spinti da un bisogno d'amore e da un desiderio che non sa precisarsi. "A Termoli" scriveva un viaggiatore francese alla fine del 700 "è bello soggiornare di giorno, ma, soprattutto, di notte!". E a Termoli, dice un poeta, si viene anche solo per un tramonto e per un solo amore. |
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